Festival delle Luci di Berlino 2018, i protagonisti italiani: intervista a Hermes Mangialardo

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Festival delle Luci di Berlino 2018, i protagonisti italiani: intervista a Hermes Mangialardo

Festival delle Luci di Berlino 2018: Hermes Mangialardo partecipa alla sfida di E.ON per illuminare la TV Tower della capitale tedesca

 

Colori, luci, ombre e musica, sono questi gli elementi principali che animeranno il Festival delle Luci di Berlino 2018. E.ON è lo sponsor ufficiale della manifestazione che si svolgerà nella città tedesca dal 4 al 15 ottobre 2018. E.ON quest’anno presenta il premio speciale “Let’s create a better tomorrow” che permetterà agli artisti in gara di illuminare la TV Tower di Berlino e di vincere 5.000 €. Tra i protagonisti italiani Hermes Mangialardo, artista poliedrico.

 

Cartoonist, videomaker, Visual performer, 3D mapper, Hermes Mangialardo dal 2003 si occupa di tutto ciò che ruota intorno all’animazione digitale. I suoi cortometraggi sono stati proiettati e premiati nei più impostanti festival in giro per il mondo. Nel 2009 comincia la sua attività di visual performer e 3D mapper, realizzando Architectural mapping presentati in tutta Europa, e vincendo il primo premio al “Pescara Mapping” e l’audience award al “Zsolnay Videomapping contest” in Ungheria. Dal 2006, insieme a uno staff di designer, ha creato Plasmedia, un’agenzia specializzata nella comunicazione digitale in generale.

 

“Connettere le culture”, per te cosa significa?

La connessione tra culture è il fulcro di ogni cambiamento, sia evolutivo sia artistico. La mia terra, la Puglia, è un crocevia naturale di culture che cerco di riportare sempre nel mio lavoro: sono affascinato da tutto ciò che è “estraneo” e “diverso”. Fortunatamente la mia attività mi permette di viaggiare spesso anche fuori dai circuiti turistici abituali. Ultimamente sono stato in Iran, in Giappone e in Turchia, in posti non toccati dal turismo di massa e, forse per tale motivo, più autentici.

Penso che ogni volta che riusciamo ad andare oltre i luoghi comuni e gli stereotipi riusciamo a elevarci a un nuovo stadio di conoscenza e di consapevolezza.

 

Che cosa ti affascina della luce? Qual è il tuo rapporto con essa?

Il mio rapporto con la luce è contrastante perché la vedo sempre in simbiosi con il buio. Nel videomapping la luce serve a disegnare e a valorizzare le forme e le architetture, ma il buio dà spessore alle stesse. Nelle mie opere luce e buio si rincorrono perché, per me, una non può fare a meno dell’altra. Questo lo ritrovo anche nella mia vita personale, infatti, la notte non dormo se nella stanza non vi è buio completo, ma la mia casa è piena di lampade prese in giro per il mondo!

Comunque, se devo definire cosa mi affascina della luce mi viene in mente la copertina di “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd: la luce che si infrange nel prisma generando una moltitudine di colori. Per me, questa è una forte simbologia che rappresenta la necessità di scoprire l’essenza e la profondità di ogni cosa.

 

“Let’s create a better tomorrow”, come si sviluppa nella tua opera il tema di E.ON?

Il tema proposto da E.ON “Let’s create a better tomorrow” è sicuramente accattivante, anche se molto complesso. Ovviamente mi viene subito in mente lo stretto legame tra la luce e l’innovazione, tra le risorse energetiche e la consapevolezza di un utilizzo giusto ed etico.

Nella mia opera non vi è un vero ed esplicito richiamo a questo aspetto, se non concettuale nella parte finale, dove si auspica un cammino condiviso con lo sguardo fisso rivolto verso il domani.

 

Che cosa hai voluto rappresentare con la tua opera?

Prima di indicare cosa ho voluto rappresentare con la mia opera faccio una premessa relativa alla difficoltà che ho incontrato all’inizio. Avevo un tema e un edificio con il problema che questo edificio è un cilindro, quindi, senza alcuna architettura su di esso: nessuna colonna, nessuna finestra, né balconi o portici che potessero generare ombre e animazioni. Per me, ma credo anche per molti altri videomapper che hanno partecipato al Festival, questo ha generato il blocco da foglio bianco tipico degli scrittori.

Ho cercato, quindi, di cambiare prospettiva e di considerare la TV Tower più che una tela su cui disegnare, un involucro dentro al quale inserire le opere della storia degli uomini che hanno voluto rompere gli schemi, guardare al future e puntare alla luce. Per cui, nella mia opera si passa dagli obelischi alla torre di Pisa, fino alle conquiste spaziali, concludendo con ciò che accomuna ed è alla base di ognuna di queste creazioni, l’uomo e la sua voglia di andare sempre avanti.

 

Perché il pubblico italiano dovrebbe votare per te?

Le motivazioni potrebbero essere le ragioni esposte nella precedente risposta: se è piaciuto il “percorso” che ha portato alla costruzione dell’opera, se è chiaro il concept alla base e se in qualche modo ci si sente coinvolti in esso, allora si potrebbe votare per me.

Tutti gli artisti hanno proposto opere valide e spettacolari, sarebbe una bella soddisfazione personale e sicuramente un tassello importante del mio percorso professionale vedere la mia creazione su un monumento europeo così importante. Certamente questa esperienza non sarà un punto da arrivo, ma, parafrasando il tema di quest’anno di E.ON, un passo per creare di meglio in futuro!

 

 

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